Il pontefice Innocenzo VIII (Giovanni Battista Cybo) nel corso della sua vita  ebbe almeno sette figli, ma solo due furono riconosciuti e legittimati, il che permise loro matrimoni di pregio

Di salute malferma, durante il pontificato Innocenzo VIII fu spesso colto da malori. Più volte le sue condizioni apparvero così gravi che la sua morte sembrò davvero vicina. Il 25 luglio 1492, la sera del compimento del suo sessantesimo compleanno, papa Innocenzo VIII morì. Fu sepolto nella Basilica Vaticana, dove riposa ancora oggi. La sua è l’unica salma di un papa inumata originariamente nella Basilica costantiniana, che è stata conservata nella nuova basilica di San Pietro.

Nella seconda metà del 1486, sorvolando sulle recenti delusioni infertegli dalla Serenissima, I. strinse una formale quanto inutile alleanza con Venezia, che egli intendeva mantenere segreta ma che Giuliano della Rovere, che ne era stato il promotore, rese di dominio pubblico. Dato che il legame con i malfidi Veneziani non bastò a mettere un freno alle insidie del re di Napoli, I. fu costretto a cercare nuove intese sullo scacchiere italiano. A sorpresa, un papa considerato irresoluto e poco sagace trovò il proprio interlocutore privilegiato in colui che era reputato il più saggio governante d’Italia: Lorenzo de’ Medici. Il Magnifico subentrò con successo a una serie di sfortunati tentativi di Ferrante, che aveva pensato di comporre per via matrimoniale la vertenza col papato, proponendo di maritare una propria nipote a Franceschetto Cibo, il figlio di I., che fino ad allora era stato da questi mantenuto nell’ombra. Respinte le proposte del re di Napoli, fu Lorenzo che riuscì a persuadere I. dell’opportunità di un’alleanza dinastica fra la sua discendenza e la casa dei Medici, attraverso la quale sarebbe stata assicurata al papato l’amicizia di Firenze.

Il matrimonio tra Franceschetto e Maddalena, figlia di Lorenzo de’ Medici, fu deciso nel febbraio 1487 e celebrato il 20 gennaio 1488. Il 13 novembre 1487 giunse a Roma la sposa, che il 18 dello stesso mese partecipò nel Palazzo Apostolico a un banchetto offerto dal pontefice in onore degli sposi. Tale episodio, che contravvenne alla regola secondo cui non era permesso alle donne di intervenire ai pasti del pontefice in Vaticano, fu ripetuto nel novembre 1488, quando I. diede un convivio per le nozze di Peretta Usodimare, figlia di sua figlia Teodorina, con il marchese del Finale. Nell’uno e nell’altro caso, il papa trasgredì deliberatamente la consuetudine che imponeva ai prelati di tenere nascosti i propri figli naturali; con l’ostentare e festeggiare, sia pure in una sede domestica, la propria prole, I. si tirò addosso una reputazione negativa, che tuttora lo accompagna e che gli attribuisce un numero di figli illegittimi assai superiore a quello reale.

Il parentado con Lorenzo de’ Medici ebbe, sulla lunga durata, l’effetto di ridimensionare l’autorità di Giuliano della Rovere, che venne in parte soppiantato dal fiorentino nel suo ruolo di grande consigliere del pontefice; in parte, questi prese adesso a governarsi da solo, senza lasciarsi più condizionare supinamente, come in passato.

Malgrado il suo indubbio ascendente sul papa e il suo atteggiarsi a curatore delle fortune di suo genero, Lorenzo de’ Medici dovette fare fatica per convincere I. a elargire a Franceschetto sostanziose concessioni di signorie e di proprietà; solo nel febbraio 1491 il papa si decise a conferire al figlio l’investitura della Contea dell’Anguillara, presso Cerveteri, e di altri beni terrieri. Almeno in parte, la reticenza di I. si spiega con il fatto che Franceschetto era il primo figlio di un pontefice a beneficiare pubblicamente di investiture feudali di terre della Chiesa.

La morte di Innocenzo VIII sarebbe stata predetta pochi giorni prima da Ambrogio Varese da Rosate, famoso archiatra di Ludovico il Moroduca di Milano e figlio di Francesco Sforza, a cui il Pontefice si era rivolto per venire a conoscenza del proprio stato di salute[23].

Consunto lentamente dai suoi molti malanni, nel clima torrido dell’estate romana, il sessantenne pontefice si spense il 25 luglio 1492, confortato dai sacramenti e da un contegno lucido e dignitoso davanti alla morte.

Fu sepolto in S. Pietro, dove il nipote Lorenzo Cibo commissionò per lui uno splendido monumento funebre in bronzo, opera di Antonio Pollaiolo. A causa della sua grande bellezza, quello di I. è uno dei pochi sepolcri papali sopravvissuti alla ricostruzione della vecchia basilica vaticana e trasportati nella nuova; attualmente lo si può ammirare nella navata laterale sinistra, a un’altezza assai superiore a quella per cui fu originariamente ideato.

Oltre che giacente, I. vi è rappresentato assiso sul soglio pontificio, in posizione benedicente con la mano destra, mentre con la sinistra regge la santa lancia. Non corrisponde alla cronologia l’iscrizione che vi fu apposta posteriormente, dove si menziona la scoperta dell’America: la partenza di Cristoforo Colombo avvenne infatti una settimana dopo il decesso del papa suo concittadino.

Il sepolcro ci appare oggi come l’unica memoria tangibile del mecenatismo di un papa che commissionò diverse opere di alto livello artistico, le quali furono in seguito distrutte o radicalmente modificate.

Molti sono gli errori nelle date riportate sulle due lapidi presenti nel monumento funebre in San Pietro. Nel terzo verso dell’iscrizione superiore infatti si legge “VIXIT ANNOS VII· ME· X· DI· XXV·” (visse anni sette, mesi dieci, giorni ventisette). Il verbo VIXIT (visse) non può ovviamente riguardare l’età ma il periodo che visse come pontefice, e in ogni caso anche i giorni sono errati. Nel quarto verso poi è sbagliato l’anno della morte, 1492, riportato come MCDIIIC (1497).[24] È forse a causa di questa data di morte errata che l’iscrizione sottostante, fatta posare nel 1621 dal pronipote Alberico Cybo in occasione della traslazione del monumento funebre, presenta un altro errore, la frase “NOVI ORBIS SVO AEVO INVENTI GLORIA” (Nel suo pontificato, la gloria della scoperta del nuovo mondo). Tuttavia, la partenza di Cristoforo Colombo, da Palos de la Frontera, avvenne il 3 agosto 1492, alcuni giorni dopo la morte del Pontefice

Francesco Cybo  (Napoli 1450 circa -Roma 1519)  figlio naturale del pontefice Innocenzo VIII (Giovanni Battista Cybo)   Fu comunemente noto come Franceschetto per la sua piccola statura.

Teodorina Cybo ( 1455 – 1508). Figlia naturale di Giovanni Battista  Cybo (Papa Innocenzo VIII). Teodorina  fu legittimata e sposò il patrizio genovese Gherardo Usodimare.
Da questa unione nacquero Battistina Usodimare che sposò Luigi d’Aragona e Peretta Usodimare che sposò Alfonso I del Carretto e in seconde nozze Andrea Doria.
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Bruno Aloi. Nato a Genova nel 1941, si diploma nel 1960 presso l'Istituto Tecnico Nautico San Giorgio di Genova. Nel 1966 consegue il titolo professionale di Capitano di Lungo Corso. Laureato in Lettere con la tesi "I Liguri nella Gallia meridionale". Molteplici sono i momenti che segnano il percorso di Bruno Aloi, da ufficiale di coperta agli incarichi in diverse specializzazioni formative (corsi di sopravvivenza, mezzi di salvataggio, antincendio di base ed avanzato, corso superiore radar, familiarizzazione navi chimiche, ) fino all'abilitazione a comandante Certificazione S.T.C.W. 1978/95 rilasciato il 28/1/2002. Particolarmente significativa è la sua attività in campo culturale, per un decennio soprintende alla promozione delle grotte di Borgio Verezzi come presidente del Gruppo Grotte Borgio Verezzi. Nell'ambito delle esplorazioni ipogee visita il Marocco, l'Algeria e la Siria su invito del Ministro del Turismo Siriano. Socio onorario dello Speleo Club de l'Aude et de l'Ariège (Francia). In qualità di Presidente dell'Associazione per il Recupero del Genovesato, Bruno Aloi promuove nel 1986 la riapertura dei forti genovesi Sperone e Begato, con eventi di spettacolo, mentre partecipa all'iniziativa "Artisti per il Centro Storico" (1990). Premio Regionale Ligure 1987. Premio "Gente di Mare" 2002. Viareggio. Socio onorario della Società Nazionale di Salvamento. Tra le altre cariche assunte, lo ricordiamo presidente di Al Sham, associazione per le relazioni tra Italia e Siria contibuendo al gemellaggio della città di Genova con la città di Latakia (l'antica Laodicea). Giornalista pubblicista dal 14/6/1989 iscritto all'Ordine Nazionale dei Giornalisti Roma Tessera N. 170551.. Presidente del Comitato Nazionale per Colombo.

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