gorricio

Gaspar Gorricio il “consigliere spirituale” di Cristoforo Colombo.

Gaspar Gorricio, nacque a Novara intorno al 1460, egli apparteneva ad una importante famiglia di proprietari terrieri e notabili piemontesi. Non si conosce la data esatta del suo trasferimento in Spagna, ma di certo avvenne per seguire le orme dei suoi due fratelli Melchiorre e Francesco, mercanti di libri ed editori, che operavano a Toledo e Siviglia. Gaspar una volta arrivato in terra iberica, scelse la vita monastica decidendo di entrare nella certosa di Las Cuevas a Siviglia, presumibilmente tra il 1480 ed il 1485, dove, dopo aver fatto la professione solenne cominciò una brillante “carriera monastica”, ricoprendo nel tempo l’incarico dapprima di Vicario, e successivamente e fino al 1503, quello di Procuratore. Padre Gaspar, svolse la vita claustrale dedicandosi anche alla realizzazione di alcuni scritti. Nel 1495 vide pubblicata dal fratello Melchiorre, una sua opera ascetica, tradotta in castigliano dal titolo:” Contemplaciones sobre el Rosario de nuestra soberana señora Virgen y Madre de Dios sancta Maria”, nella quale esprimeva la sua dedizione alla Madonna. Ma la sua peculiarità per il quale oggi vogliamo ricordarlo, è legata al suo rapporto speciale con Cristoforo Colombo. Questi, dopo i primi due viaggi, che lo portarono a scoprire il continente americano, trascorse un periodo di riposo presso i certosini di Siviglia. Colombo, durante la permanenza nella certosa di Las Cuevas, laddove stava preparando la sua terza spedizione nel Nuovo Mondo, ebbe modo di conoscere Padre Gorricio, con il quale i rapporti si intensificarono a partire dalla primavera del 1498.In questo periodo l’amicizia tra l’ammiraglio ed il certosino si saldò fermamente, al punto che entrambi collaborarono alla stesura del Libro dei privilegi, e del Libro delle Profezie. Trattasi di due scritti dal contenuto diverso, nel primo vi è la trascrizione ed annotazione di una cinquantina di documenti di grande interesse circa gli interessi ed i privilegi da ricevere legati alle imprese di Colombo. Nel secondo testo viene fatta una raccolta di brani tratti dalle Scritture sacre e dagli insegnamenti degli Antichi padri del Deserto, una sorta di antologia, finalizzata alla diffusione ed al trionfo della religione cristiana presso tutti i popoli, per quindi evangelizzarli. In una delle lettere che si scambiarono Colombo e Gorricio tra il 1501 ed il 1502 pare infatti evidente la determinante collaborazione del certosino, a tale stesura. E’ altresì evidente, come Padre Gaspar influenzò fortemente la profonda religiosità che pervase l’esploratore genovese, il quale desiderò invano di portare con sé l’amico certosino con altri sacerdoti per poter fondare nelle Indie una comunità missionaria. Fu tale il rapporto di amicizia e di fiducia tra i due, che spinse nel 1502 Colombo a designare Padre Gorricio come suo esecutore testamentario, affidandogli il cosiddetto patrimonio colombiano, consistente in tutte le documentazioni delle sue imprese, ed anche una discreta quantità di gioielli e denaro. Padre Gaspar, custodì nella sua cella tutto ciò fino al giorno della sua morte, ed in seguito il prezioso contenuto stipato in due casse una di ferro ed una di noce fu custodito dai certosini nella cappella di Sant’Anna. Inoltre in una lettera spedita al figlio Diego, scritta nel maggio del 1502, prima della partenza per il quarto viaggio, Colombo lo esorta a conservare la stima verso il fidato amico certosino, e gli raccomanda di agire sempre con il consenso di padre Gaspar. I consigli e la irreprensibile condotta morale di Gorricio, fecero si che non solo Diego, il quale provvide alla stesura del suo testamento a Las Cuevas nel 1509, ma anche Bartolomeo e Giacomo i due fratelli del navigatore si affidarono a Padre Gaspar come custode ed esecutore dei rispettivi testamenti. Quando l’esploratore Cristoforo Colombo, morì il 20 maggio del 1506 egli fu sepolto a Valladolid, ma successivamente i suoi resti furono spostati all’interno della certosa di Las Cuevas, nella cappella di Sant’Anna, nel 1509 per espressa volontà di suo figlio Diego, dove una iscrizione recita” A Castilla y a León, Nuevo Mundo diò Colón”. Inoltre secondo la tradizione pare che Diego volle piantare a Las Cuevas un Ombù (Fitolacca) in memoria di suo padre, questo splendido albero ancora oggi si erge maestoso, ed è una monumentale attrattiva di Siviglia testimoniando dopo oltre cinquecento anni il legame dell’esploratore con la certosa. Della tomba di Colombo se ne occuperà l’amico fraterno Gorricio fino alla sua morte sopraggiunta il 31 dicembre del 1515, ed in seguito l’intera comunità certosina per circa trent’anni. Difatti solo nel 1544, i resti di Colombo furono traslati in una chiesa di Santo Domingo alias Hispaniola. A riprova dell’indissolubile rapporto tra Cristoforo Colombo e Padre Gaspar Gorricio nell’articolo successivo vi riporterò le quattro epistole ricevute dal certosino.

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Il grande Cristoforo Colombo scrisse molte  importanti lettere di propria mano, di cui  quattro inviate al suo amico Gaspare Gorricio. Come anticipatovi nel precedente articolo, ed a completamento della narrazione del rapporto tra Cristoforo Colombo e Padre Gaspar Gorricio, vi allego il testo delle  lettere ricevute da quest’ultimo ed inviategli dal grande esploratore. Terminata la permanenza nella quiete della certosa de Las Cuevas a Siviglia, e confortato e sostenuto da Padre Gorricio, Colombo parte per il suo quarto viaggio, durante il quali invia le missive che vi propongo:

Prima Lettera di Don CRISTOFORO COLOMBO
Al P. D. GASPAR GORRICIO,

da Granada

Reverendo e Devotissimo Padre.

Allorchè venni qui cominciai a raccogliere nella Bibbia i passi più autorevoli, i quali mi sembravano riferirsi a Gerusalemme*, con animo di rivederli poscia, e disporli al luogo loro, ove facessero al caso. Ebbidippoi altre occupazioni, le quali non mi lasciarono il tempo di proseguire l’ opera mia; nè ora ciò mi è eziandio possibile.                                          Per la qual cosa v’ invio, qual’ è, questa raccolta, affinchè la vediate; potrà darsi che ecciti in voi il pensiero di proseguirla; e Nostro Signore vi darà l’intelligenza necessaria a bene spiegare queste autentiche verità.                                                                                                         Giova continuare le ricerche nella Bibbia : in molti luoghi le glose vengono in ajuto, e danno schiarimenti; dei quali converrà far molto caso, allorquando si tratterà di darle l’ ultima mano.

Scritta in Granada addi 13 septembre 1501.

In questa lettera appare evidente, come Colombo avvicinatosi alle Scritture Sacre intende raggruppare le nozioni apprese in un opera sua. E’ il prodromo del “Libro delle Profezie”

* si rife­riva, con questa espressione, all’idea di una stretta connessio­ne fra la « impresa delle Indie » e la liberazione della Terra-Santa dal dominio musulmano, divenuta per lui, con il tra­scorrere degli anni, una vera e propria ossessione. Il padre Gorricio si mise al lavoro, ed all’incirca sei mesi dopo, alla vigilia della partenza di Cristoforo Colom­bo per il quarto viaggio, gli restituì un testo cui volle apporre un lungo titolo in latino, che aveva il pregio di indicare con chiarezza il contenuto di quelle pagine: «Liber sive manipu­lus de auctoritatibus, dictis ac sententiis et prophetiis circa materiam recuperande sancte civitatis et montis Dei Syon ac inventionis et conversionis insularum Indye et omnium gen­tium atque nationum, ad Ferdinandum et Helysabeth reges nostros Hyspanos »

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Seconda Lettera di Don CRISTOFORO COLOMBO
Al P. D. GASPAR GORRICIO

Da S. Lucar.

Reverendo e Devotissimo Padre:

il vento di mezzodì mi ha trattenuto a Cadice fino a che, avendo i Mori assediato Arcila, uscii in suo soccorso collo stesso vento, e giunsi al porto. Nostro Signore mi diede poscia un così bel tempo, che pervenni qui in 4 giorni. Ora il mio viaggio si farà in nome della S. Trinità, e spero vittoria.                                                                                                                            Prego la R. V. di scrivere frequente a D. Diego, e di richiamare alla memoria di Messer Francesco di Rivarolo l’affare di Roma. La fretta m’impedisce di scrivergli. Mi raccomando al P. Priore ed a tutti cotesti buoni religiosi. Qui, la Dio mercè, siamo tutti in perfetta salute.                                                                                                                                                                    Pronto sempre ai vostri comandi.

Scritta in San Lucar tra il 20 ed il 25 maggio 1502

In questa seconda lettera Colombo fa riferimento al suo arrivo a Cadice ed al motivo della sua permanenza, raccomandando l’amico certosino di sbrigare alcune commissioni.

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Terza Lettera di Don CRISTOFORO COLOMBO
Al P. D. GASPAR GORRICIO

Dalla Giamaica

Reverendissimo e Devotissimo Padre:

Se il mio viaggio così fosse per essere favorevole alla sanità della mia persona ed al riposo della mia casa, come sembra doverlo riescire all’ingrandimento della corona del rè e della regina, miei signori, io spererei vivere più di cento giubilei.

Il tempo m’impedisce di scrivervi più a lungo. — Spero che il latore della presente sarà qualcheduno di casa mia; il quale a viva voce assai più ve ne dirà, che io non potrei scrivervene in mille fogli. D. Diego eziandio vi supplirà.

Supplico di grazia il P. Priore e tutti cotesti religiosi onde si ricordino di me nelle loro preghiere.

Giamaica, 7 Luglio 1503

In questa lettera inviata dalla Giamaica, Colombo parla della sua salute precaria, ed incaricando il latore della missiva a raccontare ciò che egli non può esprimere per iscritto.

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Ultima Lettera di Don CRISTOFORO COLOMBO
Al P. D. GASPAR GORRICIO

Da Siviglia

Reverendo e divotissimo Padre:

Diego Mendez è di ritorno dalla corte. — D. Diego sta bene. Il Signor Governatore e D. Fernando non sono arrivati ancora, ve li invierò costi coi ragguagli di quanto avviene.   Non so come esprimervi il desiderio che nutro di rivedervi, e di communicarvi molte cose che non posso affidare ad una lettera. Bramerei vedere le carte che tenete presso di voi; e vorrei fare costrurre una cassetta di sughero foderata di cera per chiudervi i privilegi. — Vi chiedo in grazia di inviarmi il tutto, sia per il Donato, stimabil’ uomo, sia per Andrea, fratello di Giov. Antonio, latore della presente. — Il mio male, grazie a Dio, volge al meglio di giorno in giorno. — Mi raccomando al P. Priore e a tutti i Religiosi.

Fatto in Siviglia quest’oggi,  Sabato, 4 Gennaio 1505.

A’ vostri ordini sempre.

In quest’ultima lettera, Colombo giunto a Siviglia, affida a Diego Mendez un amico fidato l’incarico di consegnarla a padre Gaspar Gorricio. Il contenuto fa riferimento al desiderio di poter riabbracciare l’amico certosino, custode dei suoi documenti ed esecutore testamentario. Un breve riferimento alla sua salute, che sembrava migliorare, ma che invece era minata al punto tale che dopo un anno lo condusse alla morte avvenuta a Valladolid il 20 maggio 1506.

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Informazioni su Bruno Aloi 1022 Articoli
Bruno Aloi. Nato a Genova nel 1941, si diploma nel 1960 presso l'Istituto Tecnico Nautico San Giorgio di Genova. Nel 1966 consegue il titolo professionale di Capitano di Lungo Corso. Laureato in Lettere con la tesi "I Liguri nella Gallia meridionale". Molteplici sono i momenti che segnano il percorso di Bruno Aloi, da ufficiale di coperta agli incarichi in diverse specializzazioni formative (corsi di sopravvivenza, mezzi di salvataggio, antincendio di base ed avanzato, corso superiore radar, familiarizzazione navi chimiche, ) fino all'abilitazione a comandante Certificazione S.T.C.W. 1978/95 rilasciato il 28/1/2002. Particolarmente significativa è la sua attività in campo culturale, per un decennio soprintende alla promozione delle grotte di Borgio Verezzi come presidente del Gruppo Grotte Borgio Verezzi. Nell'ambito delle esplorazioni ipogee visita il Marocco, l'Algeria e la Siria su invito del Ministro del Turismo Siriano. Socio onorario dello Speleo Club de l'Aude et de l'Ariège (Francia). In qualità di Presidente dell'Associazione per il Recupero del Genovesato, Bruno Aloi promuove nel 1986 la riapertura dei forti genovesi Sperone e Begato, con eventi di spettacolo, mentre partecipa all'iniziativa "Artisti per il Centro Storico" (1990). Premio Regionale Ligure 1987. Premio "Gente di Mare" 2002. Viareggio. Socio onorario della Società Nazionale di Salvamento. Tra le altre cariche assunte, lo ricordiamo presidente di Al Sham, associazione per le relazioni tra Italia e Siria contibuendo al gemellaggio della città di Genova con la città di Latakia (l'antica Laodicea). Giornalista pubblicista dal 14/6/1989 iscritto all'Ordine Nazionale dei Giornalisti Roma Tessera N. 170551.. Presidente del Comitato Nazionale per Colombo.

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